Giornata internazionale contro abuso e traffico di droga 2021

In occasione della Giornata Internazionale contro l’Abuso ed il Traffico Illecito di Droga, lo scorso 26 giugno, si è tenuta una interessantissima tavola rotonda online organizzata dall’Accademia Olimpica di Vicenza che ha voluto riunire alcuni esperti del settore a discutere in particolare di Nuove Sostanze Psicoattive (NSP).

Dopo la presentazione di Gaetano Thiene, Presidente dell’Accademia, e l’introduzione a cura della dott.ssa Fravretto, tossicologa forense presso l’Università di Padova, l’intervento del dott. Schifano dell’Università di Hertfordshire ha molto dettagliatamente presentato un quadro del mondo delle NSP. Le ricerche del dott. Schifano e del suo staff, tramite innovative tecniche informatiche sviluppate in collaborazione con un gruppo di bio-informatici della Damicom di Roma, hanno permesso di esplorare il mondo web degli “psiconauti”, ovvero coloro che nel mondo cercano e sperimentano sostanze e molecole “nuove” per condividerne poi gli effetti con il gruppo dei “pari” e che hanno anche la funzione di orientare l’uso di sostanze. Alcuni psiconauti si prefiggono lo scopo principale di sperimentare nuove sostanze chimiche in un’ottica di “ricerca psichedelica”, altri, che si definiscono “navigatori della mente”, utilizzano sostanze per “espandere lo stato di coscienza”. La ricerca del dott. Schifano, analizzando i dialoghi degli psiconauti nel web, dopo un lungo lavoro di registrazione e selezione (27 mesi), ha permesso di catalogare ben 4.334 diverse molecole suddivise in tre gruppi principali che possono fare riferimento alle “classiche” sostanze d’abuso più conosciute: circa il 30% sono molecole simili alla MDMA (ecstasy), il 30% cannabinoidi sintetici, l’11% oppioidi sintetici. Sono stati registrati inoltre utilizzi di farmaci e prodotti di origine naturale.

Chi utilizza tali sostanze si muove all’interno di un mercato esclusivamente gestito sul web, facendosi poi recapitare a casa, tramite normali servizi postali, le sostanze acquistate online (spesso a prezzo modico). Questo fenomeno e le sue dinamiche, invisibili e incontrollabili, fanno sì che la problematica delle NSP e delle conseguenze correlate venga spesso sottovalutata, anche a livello di politiche preventive. La dott.ssa Favretto ha osservato come non risultino “sequestri” di NSP nelle operazioni delle Forze dell’Ordine (non vi è spaccio!) e come non vi siano strumenti legali per intercettarle, se non tramite la Polizia Postale. L’individuazione e lo studio, poi, delle nuove molecole è estremamente costoso, non è pensabile arrivare ad un database aggiornato vista la continua creazione e modifica di nuove sostanze chimiche. Le NSP non vengono inoltre rinvenute dai più diffusi test tossicologici utilizzati dai Servizi Pubblici: l’unico modo per inferire l’uso di queste sostanze è quindi affidarsi all’osservazione clinica degli effetti.

Le persone utilizzatrici di NSP restano per lo più sconosciute ai Servizi delle Tossicodipendenze. La concentrazione di principi attivi, enormemente maggiore rispetto a quella delle sostanze comunemente conosciute, rende le NSP molto potenti, causando gravi conseguenze al consumatore. I cannabinoidi sintetici, ad esempio, hanno una concentrazione di THC centinaia o migliaia di volte superiore a quella della marijuana; gli oppiodi sintetici sono anche 10.000 volte più potenti della morfina. Ciò significa che chi utilizza queste sostanze senza la consapevolezza della loro potenza (cioè tutti gli utilizzatori “finali” che seguono pedissequamente le indicazioni dei cosiddetti “psiconauti”) va incontro a danni serissimi e inattesi, anche fatali. Spesso l’accesso ai Servizi avviene infatti attraverso il Pronto Soccorso degli Ospedali o la Psichiatria, in seguito a crisi provocate dall’abuso.

I SerD, ha osservato il dott. Balestra, già Direttore del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche dell’AUSSL 8 Berica, notano un aumento di pazienti in “doppia diagnosi”, ovvero tossicodipendenti con gravi disturbi psichici e frequenti episodi di scompensi psicotici o ansiosi che richiedono ricoveri in Psichiatria. Tale crescita è probabilmente associata all’uso di NSP: la potenza delle concentrazioni di principi attivi nelle NSP facilita la possibilità il verificarsi di tali episodi dai quali, dal punto di vista prognostico, chi non è psichicamente vulnerabile riesce ad uscire, mentre chi presenta vulnerabilità psicopatologica può anche non rimettersi più. Il concetto di ”percezione del rischio” degli abusatori negli anni è radicalmente cambiato: se fra il 1980 e il 2000 la popolazione tossicodipendente si caratterizzava per un rapporto continuo con la sostanza, accontentandosi magari di una vita marginale ma tuttavia vivendo fra periodi di remissione e di ricaduta una “propria” vita (le cosiddette “cronicità”), chi utilizza NPS pare essere alla ricerca di una “amplificazione del presente” compulsiva, di una sempre maggior potenza negli effetti dello “sballo” che non avviene in un contesto di progetto di vita, non prevede un passato o un futuro né la consapevolezza di una problematicità. Questa dinamica pone serie difficoltà al lavoro educativo e terapeutico con questi pazienti, che quando arrivano eventualmente nelle strutture di cura – ha sostenuto il dott. Goldin, responsabile della CT comunità terapeutica Nuova Vita di Vicenza - richiedono un lungo lavoro propedeutico di motivazione e di contenimento prima di poter accedere, spesso solo alla fine del programma, ad un lavoro psicoterapeutico.

La difficoltà di “tenere” in cura giovani pazienti è stata sottolineata anche dalla dott.ssa Di Sipio, coordinatrice di Epochè, settore clinico della cooperativa Cosmo. Come responsabile del progetto “Campo Marzo”, che opera come unità di strada nel centro di Vicenza, la dottoressa ha osservato come effettivamente le persone intercettate dagli operatori sono quelle che fanno uso di sostanze “tradizionali”, mentre sfugge del tutto il mondo delle NSP, che resta rinchiuso nei device digitali e nelle case degli utilizzatori.

All’interno delle comunità terapeutiche è stata necessaria negli ultimi anni una riorganizzazione dei servizi con il passaggio radicale da programmi in cui veniva proposto un modello di comportamento a cui aderire (rivelatosi addirittura controproducente), a offerte personalizzate di intervento in cui tener conto dei bisogni individuali dei pazienti, che richiedono molta professionalità negli operatori, estrema flessibilità, capacità creative e formazione continua.

Per rendere efficace un trattamento di cura, oltre alla flessibilità e alla personalizzazione degli interventi, il dott. Balestra ha suggerito il ricorso ad una permanenza dell’utente nello stesso trattamento per lungo periodo, in modo da realizzare una relazione significativa e, parallelamente, la stabilità dell’equipe di cura e dell’organizzazione dei servizi. Il percorso si focalizza sulla relazione perché al centro della problematica vi è la carenza di significatività delle relazioni, in cui l’altro spesso è percepito come “oggetto”, anziché soggetto con cui confrontarsi e realizzare un rapporto. Altro grande tema è la gestione delle emozioni, soprattutto quelle “negative” (rabbia, dolore, solitudine), la gestione dello stress e delle difficoltà esistenziali che richiedono l’individuazione di efficaci strategie di “coping”, ovvero strumenti cognitivi e comportamentali utilizzati dall’individuo per fronteggiare situazioni avverse reali o percepite come tali. In conclusione, il dott. Schifano ha sottolineato la necessità, a fronte del dilagare delle NSP, di una puntuale formazione di operatori, insegnanti e genitori, della conseguente riorganizzazione dei servizi di cura e del coinvolgimento diretto della Psichiatria Generale, a cominciare dalla necessaria formazione degli psichiatri su questa tematica.

dott.ssa Stefania Garzotto

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