Ecco un articolo del Giornale di Vicenza di mercoledì 31 marzo 2010 nel quale Nolac, writer vicentino da tempo in contatto con Cosmo, racconta di come cresce il rapporto tra i giovani con le bombolette e la città di Vicenza:
Alberto Cerato, nome d’arte Nolac, è sicuramente uno dei primi “writers” riconosciuti a Vicenza.
Il “timbro” è nato non solo grazie al Comune con il quale ha collaborato e con con l’apporto di altre cooperative- la Cosmo fra tutte con la quale ha girato anche un video che è stato presentato la primavera scorsa- , ma soprattutto perchè è diventato un punto di riferimento serio, schietto su un’arte che ha mosso i suoi primi passi in America.
Poi, si è spostata in Europa e l’Italia l’ha adottata a metà degli Anni Ottanta.
Ad alcuni, quando sentono accostare la parola arte con i writers, gli si drizzano i capelli in testa, mentre altri ne colgono l’unicità, il valore di un’espressione diversa, varia, insolita.
Eppure, ci sono ancora persone che quando vedono questi artisti al lavoro, anche su superfici messe a disposizione del Comune, non sono sono affatto d’accordo.
I problemi maggiori li abbiamo avuti in via Lussemburgo e Strasburgo. Ci sono persone che ci hanno avvicinato dicendoci che in questo modo il quartiere si deprezzava, che i disegni davano l’idea di un periferia urbana declassata e via di questo passo….
Ma voi avete continuato?
Certamente. Non solo perchè avevamo tutte le autorizzazioni del Comune, ma perchè c’erano altre persone che ci avvicinavano e chiedevano spiegazioni sul nostro lavoro. Apprezzavano i colori, volevano saperne di più… Credo che accontentare tutti sia difficile. L’importante è che l’Amministrazione riconosca la nostra forma di espressione e ci metta a disposizione spazi dove possiamo lavorare».
E questo è stato fatto, ma le polemiche non si sono comunque placate…
L’importante è non seguirle. Noi abbiamo iniziato ufficialmente una quindicina d’anni fa, prima facevamo solo disegni abusivi. Del resto, non c’erano alternative. Però, non l’abbiamo mai fatto in città.
Abbiamo sempre scelto edifici fatiscenti in periferia in modo che non fossero sotto gli occhi di tutti. Ora è diverso, infatti nel gruppo sono entrati una quindicina di giovani e tra loro ci sono anche un paio di ragazze.
In molti si chiedono ancora che cosa volete rappresentare…
All’inizio si pensava solo alle lettere, ogni writers aveva uno pseudonimo che si sceglieva e lavorava su quello, era un sistema di identificazione. Era un modo per far sapere agli altri che lui c’era. Esisteva. Adesso è cambiato molto, si usa ancora questa tecnica, ma se ne sono aggiunte altre con soggetti diversi, alternativi. Per certi versi più figurativi. Del resto per noi le tele sono i muri e i pennelli sono le bombolette spray e dietro a tutto c’è una cultura che si forma anche con la musica rap o con il punk. Si tratta solo di farla capire, comprendere. Però bisogna abbandonare i pregiudizi. Non siamo noi che imbrattiamo i muri della città con le scritte e l’abbiamo ribadito in più occasioni. Noi dipingiamo, è diverso. Diamo alla città colore, passione, impegno. Arte per chi la vuole definire tale. Gli altri possono sempre passare oltre…Magari un giorno capiranno.






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